sabato 24 dicembre 2011

buone feste a tutti...

Auguri!


Tanti auguri a chi conosco da sempre e a tutti coloro che ho avuto il piacere di conoscere quest'anno, tanti auguri a tutti voi che leggete il mio blog e a chi arriva qui per caso...


Buone feste a tutti!

martedì 20 dicembre 2011

come procede il vostro menu di Natale?

immagine da: http://www.tradizionipopolariaulos.com/ricette.php
Stavo cercando ricette interessanti per conto di mia sorella (io per le feste non cucino nulla: mangio e basta) quando ho pensato che forse non tutti conoscono un dolce della tradizione natalizia siciliana: il buccellato.
Solitamente è a forma di ciambella, rassomiglia alle ghirlande che decorano le case a Natale...
Nel gusto ricorda molto i dolci di Natale che si confezionano dalle mie parti. 

Adoro il buccellato, il suo ripieno racchiude i profumi e le immagini felici della mia infanzia: mia nonna che lascia essiccare i fichi al sole a fine estate, i colori caldi della zuccata e della marmellata di arance come solo mia zia sapeva fare, noi bambine che "collaboriamo" alla preparazione dei dolci di Natale, la farina fin sopra i capelli, il piano di lavoro in legno sempre in bilico sul quale rotola pericolosamente il mattarello...

Ovviamente si lavorava solo con le mani e pochi attrezzi in legno, senza "aiuti" elettrici. 

Vi posto una delle tante ricette che potete trovare sul web, ma preciso che io non mi sono mai cimentata nell'esecuzione di questo dolce e confesso che non so cosa sia l'ammoniaca per dolci!
Come già sapete, ho più talento nel mangiare che nel cucinare...


Ingredienti per il buccellato 
(questa ricetta la trovate QUI)

1 kg di farina 00
200 grammi di zucchero
300 grammi di burro
3 uova più 1 per il ripieno
1 dl. di latte
10 grammi ammoniaca per dolci
150 grammi gherigli di noce
300 grammi di fichi secchi
60 grammi di pistacchi
100 grammi uva sultanina
50 grammi di cioccolato fondente a gocce
150 grammi di mandorle tostate tritate
5 chiodi di garofani ridotti in polvere
250 grammi di zuccata tagliata a dadini
Un pizzico di cannella in polvere (meglio una bacca di vaniglia)
Marmellata d’arancia quella necessaria
Ciliegie e bucce d’arance candite
½ bicchiere di Marsala

Procedimento per la pasta

Amalgamare la farina con lo zucchero, il burro e l’ammoniaca per dolci (meglio se con una planetaria); continuare a lavorare l’impasto e aggiungere le uova fino ad ottenere un composto omogemeo e consistente. Formare una palla, avvolgerla in pellicola da cucina e riporla in frigo per almeno trenta minuti.

Procedimento per il ripieno

Tritare grossolanamente i fichi secchi e riporli in una ciotola con l’altro uovo, l’uva sultanina, la cannella, le noci e le mandorle tritate a pezzetti non troppo piccoli, la zuccata, i chiodi di garofano e il Marsala. Mescolare bene e mettere sul fuoco per circa dieci minuti. Fuori dal fuoco aggiungere tre cucchiai di marmellata e mettere da parte a raffreddare.

Prepariamo il buccellato

Stendere la pasta in una sfoglia non troppo sottile (circa un centimetro) e formare un rettangolo sul quale adageremo il ripieno. Chiudere questo rettangolo, formando un grosso salame. Piegare questo rotolo su se stesso, saldando bene le due estremità, in modo da ottenere una ciambella. Adagiare il buccellato su una teglia foderata con carta da forno e incidere la superficie (da queste incisioni si deve intravedere il ripieno). Mettere in forno preriscaldato a 180° per circa mezz’ora. Trascorso questo tempo, sfornare e spennellare il buccellato con un cucchiaio di marmellata d’arance sciolta nell’acqua, quindi spolverare con i pistacchi tritati ed rimettere in forno per altri cinque minuti. Una volta cotto, decorare con la frutta candita.
Fare raffreddare definitivamente e toglierlo dalla teglia.

venerdì 16 dicembre 2011

io a Natale non riesco ad essere più buona. E' grave?

Mamma a Natale faceva il tacchino. 
Un'imitazione di merda.
Mario Zucca

Per me è una grande gioia scegliere regali (o confezionarli con le mie mani) per le persone a cui sono legata affettivamente, ma a Natale no, non mi piace granché.
Che esperienza sfibrante, tutto mi sembra quasi una forzatura, un dovere più che un piacere. 
Purtroppo le vetrine sono già natalizie con un mese d'anticipo, per chi propone beni di consumo il Natale è solo lavoro. 

Ogni anno ti ritrovi obbligato a girare per i negozi congestionati dagli sguardi di altri tizi con l'espressione tirata, l'occhio iniettato di sangue, pronti a scipparti dalle mani l'oggetto che tu stai ancora valutando se possa andare bene per la zia Pina... 
Natale, la festa dei buoni sentimenti, spesso si trasforma in un percorso ad ostacoli, il tuo lato oscuro prende il sopravvento, sei pronto a tutto pur di depennare ogni singolo nome sulla lista dei regali...
Devi avere lo spremiagrumi viola anche a costo di fare lo sgambetto alla nonnina col girello che si sta pericolosamente avvicinando alla mensola su cui è esposto l'ultimo esemplare. 

La Festa viene poi offuscata da luoghi comuni, appesantita da sentimentalismo a buon mercato, affermazioni assurde tipo dobbiamo essere più buoni (perché la bontà si comanda? Da Capodanno possiamo rilassarci tutti ed essere meno buoni?)

Poi si mangia, si continua a mangiare, ingurgiti anche quei cibi di cui non hai nessuna voglia: per almeno tre giorni consecutivi butti giù tanta di quella roba che la tua famiglia avrebbe faticato a consumare in un mese. 

Che dire, poi, del vedere tutti i tuoi parenti contemporaneamente e per un tempo prolungato? 

Per fortuna poi arriva la Vigilia, i pacchetti sono finalmente sotto l'albero, i parenti sono meno inquietanti di come li ricordi tu, il cibo dei nonni ti fa ritornare bambina, lo Spirito del Natale s'impossessa di nuovo di te ed ecco  il miracolo...

Per me è questo il bello del Natale, recuperare lo stato d'animo di quando ero piccola; essere felice per le cose semplici senza voler sapere il perché.
Con stupore sempre nuovo accolgo questo sentimento difficile da descrivere, un misto di pace, di malinconia, di speranza, di amore incondizionato per il genere umano. 
Ritorno indietro nel tempo, mi depuro dalle mie preoccupazioni, urlo e mi entusiasmo più dei bambini quando, dopo pranzo, scartiamo (per ore) tutti i pacchetti depositati sotto l'albero. 
Ogni anno mi prendono in giro per questa mia euforia infantile...
Godo della presenza di chi ancora mi è vicino, sono felice di condividere la mia gioia con i nuovi arrivati e mi riscalda il ricordo di tutti quelli che hanno allietato ogni Natale del mio passato...        
Questo è il regalo di Natale che preferisco, recuperare la consapevolezza di amare tutti (anche chi non è più qui) con i loro difetti ed essere amata nonostante i miei. 

Ma, come tutte le magie, ricordiamoci che anche quella del Natale è tale perché ha una durata limitata nel tempo ... lo sanno anche i bambini: dopo mezzanotte i cavalli ritornano topi e la carrozza ridiventa zucca...


giovedì 15 dicembre 2011

lunedì 12 dicembre 2011

che bello, sembra vero!

L'uomo non comprenderà mai quanto egli sia antropomorfico.

Johann Wolfgang Goethe

 Rossana Taormina, Italia # 1, 2011
 (filo sintetico su cartolina d’epoca, cm 14,8 x 10,3)
 Collezione privata.
Ieri pomeriggio, passeggiando per la città, abbiamo assistito ad uno spettacolo insperato.

Il cielo al tramonto ha ospitato le evoluzioni di migliaia di uccelli, gli stormi si muovevano in una direzione o nell'altra per poi incrociarsi in configurazioni sempre nuove e imprevedibililo spazio si piegava dolcemente seguendo il ritmo alternato delle loro concentrazioni e rarefazioni ... 
Gli uccelli coinvolgevano nelle loro leggere coreografie anche gli antichi e altezzosi palazzi della strada che stavamo percorrendo e che tutte le domeniche di dicembre si trasforma in una chilometrica isola pedonale.

Totalmente indifferenti alle proposte degli stand natalizi, per un tempo interminabile noi tre siamo rimasti incantati con le facce rivolte al cielo in contemplazione delle eleganti danze degli stormi: non ricordo di aver assistito ad una evoluzione così ricca nemmeno in campagna...

Dopo aver sperimentato varie postazioni per meglio godere dello spettacolo, abbiamo finalmente individuato un punto di osservazione privilegiato. Di fronte a noi e alle nostre spalle si aprivano due vicoletti che lasciavano intuire le sagome di quattro palazzi, tra gli spigoli dei quali gli uccelli, volando avanti e indietro, intessevano di ricami leggiadri un'impalpabile tela fatta di aria e di nuvole rosee...

Mentre i nostri occhi, e quelli di pochi altri, si perdevano nelle traiettorie degli stormi e mio figlio immaginava ad alta voce l'imminente e avventuroso viaggio di quegli uccelli verso l'Africa, abbiamo avvertito dietro le nostre spalle il passaggio di due signore rumorose di sacchetti, le quali, vedendoci guardare in alto, automaticamente hanno rivolto anche loro lo sguardo al cielo.

"Guarda che meraviglia - ha detto una all'altra - complimenti al Comune, quest'anno l'organizzazione è eccezionale, devono aver speso parecchio per trovare qualcuno in grado di ammaestrare così bene questi uccelli!"

venerdì 9 dicembre 2011

Natale, la festa dei bambini...


L'infanzia è credere che con un albero di Natale e tre fiocchi di neve tutta la terra viene cambiata.
André LaurendeauViaggio nel paese dell'infanzia, 1960

Saluti da una torta di Natale di qualche anno fa!

Ieri io e mio figlio, come da tradizione, ci siamo occupati della "vestizione" della casa in attesa del Natale.

Quest'anno l'albero è ancora più bello: siamo stati proprio bravi!
Il nostro presepe è piccolo e insolito, lo abbiamo comprato il primo anno di matrimonio e io lo adoro.
Insomma in ogni angolo della casa si respira atmosfera natalizia nonostante anche oggi il sole inondi le stanze contrastando le lucine dell'albero e io vada ancora in giro in maniche corte a sbrogliare le faccende domestiche...

La parte più bella di tutta l'operazione "addobbi di Natale" è discutere per ore con mio figlio su quale dei rami dell'abete (sintetico) posizionare una data pallina o un particolare addobbo.
Siamo terribili!
Tutti e due fissati con l'armonia fra i colori, gli equilibri fra pieno e vuoto, tutti e due impegnati nella battaglia contro l'effetto "rarefazione" che tende puntualmente  a verificarsi  nella parte meno esposta dell'albero...

Io e lui ci divertiamo, ma dovreste vedere come si riduce mio marito dopo aver subito passivamente un intero pomeriggio di "aggiustamenti" e argomentazioni su dove e perché aggiungere o togliere la pallina bianca e rossa o quella di cristallo dorato...
Scomodiamo teorie filosofiche e scientifiche, ci appelliamo al buon senso (estetico) dell'uno o dell'altra, portiamo esempi che sconfinano nel delirio...

Ebbene si, alla fine mio figlio, che è un bravo bambino, cede e mi lascia vincere: posso mettere l'addobbo in questione dove piace a me (tanto, come dice lui col piglio di chi la sa lunga, sarà spostato almeno altre tre volte!).

lunedì 5 dicembre 2011

rewind

Pochi possono dirsi: "Sono qui". La gente si cerca nel passato e si vede nel futuro.
Georges BraqueQuaderni, 1917/47


Ghosts before breakfast, (1927 - 1928)  di  Hans Richter

Lo so, è un modo quantomeno originale di inaugurare il mese di dicembre, ma ho una passione incondizionata per questo esperimento di  Hans Richter e non ho potuto fare a meno di condividerlo con voi (però vi ho graziato con una delle versioni più brevi che ho trovato su You Tube...).
Ho letto su internet che l'edizione sonora di questo film, purtroppo, è stata distrutta  in quanto "arte degenerata"...

L'atmosfera del video mi riporta a quando, da piccola, dicembre appariva alla mia fantasia come un mese magico, in cui il tempo diventava fluido e scorreva a suo piacere avanti e indietro; me lo figuravo come un misterioso momento di passaggio, uno squarcio temporale in cui l'anno vecchio e quello nuovo si incontravano.

Chi lo sa, forse in questo ultimo mese dell'anno veramente passato e futuro si sovrappongo in maniera evidente mentre noi ci ostiniamo a vivere l'illusione del presente... 

mercoledì 30 novembre 2011

punti di vista

Il Piccolo Principe (Le Petit Prince), Antoine de Saint-Exupéry

Ricordo ancora molto bene la prima volta in cui vidi le stelle: avevo ventisei anni!

La mia ambliopia (occhio pigro; nel mio caso molto pigro) si è creativamente modificata nel tempo, arricchendosi di altre patologie con le quali non vi annoio...

Da piccola, già sensibilmente miope, sapevo che se avessi chiuso un occhio avrei visto in un modo e se avessi chiuso l'altro la stessa visione avrebbe subito un'imprevedibile mutazione...
Durante l'adolescenza portare gli occhiali è stato, inizialmente, un trauma: sembravo una professoressa di matematica (mi scuso con la categoria ma è la materia scolastica che amo meno)!
Rassegnatami  ad esibire 'sti due vetri (spessi, uno più spesso dell'altro) sulla faccia e ignorando gradualmente i commenti crudeli e senza fantasia che solo gli adolescenti sanno fare, la mia "disgrazia" mi apparve lentamente un privilegio: potevo avere quattro diverse versioni del mondo (occhio destro e occhio sinistro senza correzione, con correzione).

Sfido chiunque a vedere le opere degli Impressionisti così come posso vederle io!

Gli occhiali, però, sono fastidiosi: pesano sul naso, lo sguardo sfugge continuamente al di sopra o al di sotto della lente, si appannano i vetri quando scoli la pasta, se piove non vedi più nulla e al mare, facendo il bagno senza occhiali, saluti la boa scambiandola per la vicina di casa con indosso una cuffia di gomma... 

E così, finalmente, a ventisei anni, trovai il coraggio di combattere la mia repulsione verso le lenti a contatto e lo spazio circostante diventò improvvisamente nitido, da vicino e da lontano, ed io ottenni la sesta versione del mondo!
La prima sera che indossai le lentine e guardai il cielo, rimasi interdetta a faccia in su, in bilico tra le lacrime e la risata, con gli occhi puntati al cielo per un tempo interminabile ...

Quando ricordo quella sensazione penso sempre che Pirandello dopo Ciaula scopre la luna avrebbe potuto scriverne una versione leggera e comica ispirata alla mia scoperta.
Io le stelle, infatti, le ho sempre viste (con gli occhiali) per come vengono disegnate nei libri illustrati: a cinque punte! 
Per me è quella la loro rappresentazione scientifica!

Figuratevi lo stupore quando le ho viste (almeno così credo) come le vedete voi ...

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sabato 26 novembre 2011

Premio O.R.A.: il mio nome è nella lista degli artisti selezionati!



http://www.premio-ora.it/
"Il Premio O.R.A. è rivolto a tutti gli artisti senza limiti di età, nazionalità e mezzo espressivo. E' nato per offrire opportunità solide all'interno del sistema dell'arte italiano e per creare contatti reali e concreti tra gli artisti e alcune delle gallerie più attive su tutto il suolo nazionale."

QUI la lista completa dei vincitori
QUI le opere dei 650 (circa) partecipanti
QUI ci sono io

mercoledì 23 novembre 2011

il giro del mondo

Se il mondo non servisse a nient'altro, è per lo meno un eccellente oggetto di meditazione.
William Hazlitt, Characteristics, 1823
Appleglob, Kevin Van Aelst

Ho trascorso l'intera giornata andando in giro per mercatini, rigattieri, negozi di libri usati alla ricerca di un atlante geografico vecchio e vissuto.

Alla mia richiesta mi sono sentita rispondere di tutto... 
Un commerciante, mosso a pietà, mi ha rassicurato dicendomi che uno nuovo me lo poteva passare al prezzo di uno vecchio!

Le volte in cui ho insistito con una certa energia per ottenere di poter visionare edizioni datate mi hanno tempestato di domande su cosa mai avrei dovuto farmene e non vi riferisco delle espressioni sui loro volti quando ho risposto che ne avevo bisogno per il mio "lavoro"... sono proprio stanca, ho esaurito pazienza e fantasia.
Nell'oscurità solo uno di loro ha brillato: ha capito cosa cercavo, mi ha trovato un'edizione meravigliosa, ma, purtroppo, non adatta al lavoro che ho in mente di ricavarne.

Così, se anche domani la mia ricerca non darà i frutti sperati, dovrò, a malincuore, dire di no ad un progetto artistico al quale sono stata invitata a partecipare con una mia opera. 
Si può proprio affermare che mi sento il peso del mondo sulle spalle! 

Per una curiosa associazione di idee (atlante geografico, il mito di Atlante e il peso del mondo) ho ripensato ad una mia collega dei tempi dell'ufficio. Per un periodo abbiamo condiviso la stanza.
Lei, molto brava e precisa, era chiaramente vittima del "complesso di Atlante", da sempre convinta che senza il suo supporto l'azienda sarebbe precipitata nel nulla.
Io, dal canto mio, pur affannandomi esattamente come lei, convivevo con la consapevolezza che sprofondavamo inesorabilmente (noi, non l'azienda). 
Insomma un mix esplosivo...

Ad un certo punto ho immaginato sarebbe stato carino avvisare gli impavidi capi, colleghi e/o assistiti che varcavano la soglia della stanza aggiungendo ai nomi sulle targhette dietro la nostra porta, un'avvertenza di questo tipo: 
Ics Ypsilon -  attenzione soffre del complesso di Atlante
Rossana Taormina - attenzione soffre del complesso di Atlantide*! 

* qualora tale complesso già esistesse, invito gli psicologi che leggono il mio blog a disilludermi senza pietà, prometto che rinuncerò ai miei diritti d'autore comportandomi da adulta responsabile e che mi riprenderò dalla delusione causatami dalla notizia (prima o poi...).

venerdì 18 novembre 2011

domani sarà un mese...

Nascere è ricevere un intero universo in dono.
Jostein GaarderIn uno specchio, in un enigma, 1993

Philipp Igumnov
Come vi avevo anticipato in un mio precedente post, abbiamo una splendida novità.

A casa di mia sorella Fabrizia, la più piccola di noi tre, è arrivato, in anticipo di un mese, un bimbetto tondo tondo, il primo nipote tutto mio (gli altri quattro me li ha "prestati" mio marito...).
Gli ho dato il benvenuto da dietro un vetro mentre la sua mamma per giorni lo ha abbracciato ogni tre ore, stanca e felice in quell'ospedale a 100 km da casa, perché quelli più vicini non potevano accoglierli.

Ma Filo (noi lo chiamiamo così) sarà anche il mio figlioccio e io la sua madrina!
Quando guardo Filo penso che questo sarà finalmente un bel Natale pieno di speranza per il futuro, penso che la sua nascita mi ha fatto temporaneamente riconciliare con l'odore ostile dell'ospedale.
Penso che potrò tenere di nuovo fra le braccia un bimbo piccolo, raccontargli storie, sfogliare assieme libri illustrati, riempirlo di matite colorate e pasta modellabile.
Penso che è come se mio figlio avesse un fratellino, penso allo stupore che vedrò nei suoi occhi mentre giorno per giorno scoprirà la vita.

Caro Filo, se io potessi confezionarti dei doni, proprio come le fate madrine delle fiabe, queste sarebbero le parole del mio incantesimo:
che tu possa crescere sano, sereno, curioso e giusto 
che tu riesca sempre a imparare dai tuoi errori 
che tu possa non sottovalutare mai la bellezza del cielo adagiato sulla terrazza dei nonni.

lunedì 14 novembre 2011

alla finestra

La città consente di vedere senza essere visti e di essere visti senza vedere.
Serge DaneyCités Cinés, 1987
Edward Hopper


Trovo grande consolazione nella contemplazione della struttura urbana, nell'autorevole bellezza dei suoi palazzi antichi come nella malinconica nudità di scheletriche periferie.

In particolare, quando ho bisogno di stemperare lo scompiglio delle mie passioni e alleggerire la pressione delle mie preoccupazioni, ricorro ad un rimedio infallibile nascosto tra le pieghe della città al tramonto: osservarne le finestre. 

Non mi interessa sorprendere e spiare l'intimità altrui, il dato umano è assolutamente privo di interesse per me, quello a cui miro è cogliere l'anima della stanza che si è improvvisamente illuminata, respirarne l'atmosfera, assorbirne il segreto...
Camminare per le vie o lasciarmi trasportare in macchina con gli occhi persi nel buio, tesi a scorgere una finestra che si accende all'improvviso, rappresenta per me la più efficace terapia per rasserenare la mia anima.
La città inaspettatamente mi mette a parte dei suoi segreti, ogni finestra mi racconta una storia diversa, mi riduce al silenzio e s'impossessa della mia attenzione, ogni fibra del mio organismo brucia nell'attesa della narrazione.

Tutte le storie hanno un loro fascino, dietro il sipario di tende e persiane si mettono in scena frammenti di vita vissuta, le trame si rivelano attraverso una grammatica che spesso mi commuove: lampadari arancioni, vecchie librerie, carte da parati, ritratti, specchi...
Così io mi perdo nell'immaginare chi abbia momentaneamente animato quella scena: una mamma che prepara la cena intonando una canzone, una vecchia professoressa che si rifugia tra i suoi libri, una famiglia che si riunisce davanti alla TV, un alieno appena rincasato dopo dieci ore di lavoro in banca che appende all'attaccapanni  la sua sembianza umana come fosse un cappotto...

Lentamente, come l'effetto della fiaba su un bambino prima del sonno, tutto il peso della giornata scivola via, si mescola a racconti di giornate altre, possibili o surreali; la città, immenso albo illustrato, guida i miei pensieri verso percorsi diversi, diluisce i colori della mia tensione in sfumature leggere.

Infine rincaso, serena e soddisfatta, velocemente annoto suggestioni sul mio taccuino per trasformarle in racconti, poi, spente tutte le luci, mi affaccio alla finestra per contemplare la profondità della notte, per trattenere negli occhi un'altra immagine della mia città prima di scivolare nel sonno.
Talvolta accendo la luce per qualche istante, chissà che storia sussurra al buio la mia finestra...

sabato 12 novembre 2011

W l' Italia!

Chi si aspetta che nel mondo i diavoli vadano in giro con le corna e i buffoni coi sonagli sarà sempre loro preda e il loro zimbello.
Arthur SchopenhauerParerga e paralipomena, 1851






Oggi 12 novembre 2011, alle 21.30 circa, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è dimesso!


sabato 5 novembre 2011

parole al vento

La paura alimenta l'immaginazione.
Joseph JoubertPensieri, 1838 (postumo) 

Albin Brunovsky

Questa sera il vento soffia forte. Mi fa paura.

Nel suo soffiare si porta dietro suoni menomati, oggetti fruscianti, inquietudini lontane.
Soffiava sulla mia casa, abbandonata tra i rami degli alberi, soffia sulla mia casa imparentata coi muri altrui.

E continua a farmi paura.

Sollecita e stana la mia fragilità, vibra di pensieri nascosti, si arrotola alle frange del buio che si avvicina, scuote i vetri e i miei sensi. Come se il vento potesse strapparmi via da me stessa, come se il suo sibilo celasse occhi di lupo, minaccia invisibile e pericolosamente vicina.

Sento il suo fiato sul collo.

Mi nascondo e mi trova, il suo respiro non conosce ostacoli, i mulinelli dei miei pensieri non trovano riposo.
Ho paura del vento. Nella notte trovavo rifugio tra le coperte mentre le ombre degli alberi sconquassati mi minacciavano dalle pareti, furibonde. 
Sfinita, complice la mia insonnia subdola, mi trascinavo infine anch'io nel movimento osceno di quella danza macabra.  

Formidabile vento.

Stretta qui, tra questi muri, lo sento aggirarsi per strada, con la rabbia di bestia ferita, i suoi rantoli mi raggiungono, terribili, urlano con voce allungata di clacson veloci, di imposte aggredite, di scampoli di un sabato vociante. 
Si aggira la voce del vento sui tetti e per le strade, scuote le vecchie antenne come suonasse pallide casse toraciche esposte alla luna, esegue la triste melodia che parla dei miei incubi, di tutte le mie età.

Mi nascondo, mi raggiungerà...


giovedì 3 novembre 2011

... io ho festeggiato "i morti"


Non esiste separazione definitiva fino a quando c'è il ricordo.

Isabel AllendePaula, 1995

Philip Giordano


Fin da piccola ho amato la festa dei morti.

Il cimitero sulla collina nel paese di mamma, con i suoi vialetti curati ed eleganti, accoglieva paziente l'incedere disordinato di tre bambine sorridenti, talmente innamorate della vita da amarne perfino la sua fine, con quello slancio ingenuo che si perde con l'età...
Come ci ha insegnato mamma non trascuravamo mai di lasciare un garofano o una margherita sulle sepolture più antiche o dimenticate, perché nessuno in quei giorni rimanesse escluso dalla festa, disadorno di fiori e preghiere.

Poi tutti al cimitero del paese dove abitavamo, splendido giardino dove il tempo pare sospeso.
L'angelo della cappella di famiglia ci salutava con il sorriso di chi guarda lontano mentre noi ci incantavamo a sentir parlare del nonno che non avevamo conosciuto ma che nella mia fantasia diventava ogni anno di più un modello da seguire, affascinata dalla sua  vita breve ma avventurosa.

E poi pupi di zucchero accompagnati da vassoi di dolciumi e frutta di Martorana si materializzavano negli angoli più improbabili delle case di bisnonni, nonni e zie che ci raccontavano di aver sentito un rumore nella notte e di aver trovato quel regalo lasciato lì per noi da trisavoli e prozie a cui volevamo bene grazie ai racconti che di loro si facevano in casa.

Anche adesso che ho troppi cimiteri da visitare e fatico a tornare su in collina, la festa dei morti rimane una tradizione irrinunciabile, un inno alla vita. Sono giorni in cui l'affetto, il ricordo trionfano sull'inevitabile fine di un'esistenza e i bambini, ma non sono i soli, si affidano felici alla promessa che anche chi va via continui a vegliare su di loro, affondano il viso sorridente tra le accoglienti braccia della speranza: la morte è solo una separazione momentanea...




lunedì 31 ottobre 2011

per chi festeggia Halloween...

E se il morire fosse solo una tradizione?
Stanisław Jerzy Lec, Nuovi pensieri spettinati, 1964


mercoledì 26 ottobre 2011

non è giornata...


Ha da passà 'a nuttata.
Eduardo De FilippoNapoli milionaria, 1945

Rossana Taormina,  "Catatonia", 2007

Oggi mi sento di vetro.

Trascino per le strade il mio involucro fragile e trasparente.
L'affaccendarsi inconsapevole dei miei organi, il ribollire dei miei pensieri, i viraggi del mio umore sono sguaiatamente esposti, si offrono nudi allo sguardo miope di un eventuale pubblico.

La pressione di una foglia caduta da un ramo potrebbe incrinare la mia struttura esterna, tracciarle sopra  ragnatele di inesorabili vene: non me ne curo e tuttavia i miei sensi sono in allerta, tristemente furiosi come uno sciame di api rinchiuso in un barattolo.

Mi aggiro, senza avvertire rumore al di là del gorgoglio interiore, mentre le ottuse immagini del mondo di fuori attraversano la mia superficie, si rifrangono, si deformano: io le ignoro.
Le mie preoccupazioni ordiscono trame infinite, aeree ma non leggere, mentre sembra quasi che io aspetti con desiderio il momento di andare in frantumi per poter riporre finalmente organi e pensieri di nuovo al loro posto.

Oggi mi sento di vetro.

Può scalfirmi tutto o forse solo la solita punta di diamante chiamata attesa.

lunedì 24 ottobre 2011

vita da mamma

Ogni potere umano è composto di tempo e di pazienza
Honoré de BalzacEugènie Grandet, 1833


Altra settimana intensa ma faticosa, fisicamente ed emotivamente.

In uno dei prossimi post vi svelerò una splendida novità, intanto mi soffermo sulla difficoltà di essere sempre presente ed efficace nel tamponare tutte le emergenze della famiglia anche senza l'aiuto di una bacchetta magica.

Se tu sei la mamma devi sempre infondere sicurezza, anche se il panico ti paralizza devi allenare i muscoli facciali a dipingere in automatico un credibile sorriso rassicurante. Anche se sei quasi certa che, come nelle serie americane, basti dire "andrà tutto bene" affinché si scateni il finimondo, tu devi comunque pronunciare con convinzione quelle parole, perché tu sei la mamma.

Nascondi un'identità segreta, inforchi ogni mattina gli occhiali da sole e ti trasformi in una super eroina non appena il pargolo entra in classe. Sfrecci sulla tua utilitaria e cominci la missione: traffico, posteggio (nella mia città è un'impresa per chiunque), spesa, faccende, studio e lavoro. 
Ad ora di pranzo, se papà non può, devi correre a prendere il bambino a scuola, cercando di districarti dal posteggio senza tamponare le auto degli altri genitori mentre la luce dei tuoi occhi dal sedile posteriore ti mitraglia di racconti pieni di dettagli (corredati di domande trabocchetto per testare la tua attenzione) e quindi di nuovo traffico, posteggio, pranzo e poi... si ricomincia. 
Pomeriggio: sport, catechismo, musica, traffico e posteggio, cena, merenda per la ricreazione del giorno dopo, la divisa da stirare, doccia e finalmente accompagni tuo figlio a letto concludendo (si spera) la giornata con qualche pagina di lettura da uno dei libri sul suo comodino. 
A questo punto, se residuano energie, puoi finalmente parlare con tuo marito... del bambino! 

Ma a volte queste tranquille giornate, al cui ritmo coinvolgente non saprei mai rinunciare, si corredano di ulteriori eventi che si consumano in località mai distanti meno di 100 km, per cui devi scattare ed essere presente come figlia, come sorella, come amica... e poi tornare a casa e dire che tutto è a posto, schivare le domande insidiose del figliolo e infondergli certezze che non hai... mentre tu desideri solo disfarti di quei cavolo di occhiali da sole e tornare semplicemente un essere umano; vorresti tanto che proprio in quel momento qualcuno ti dicesse "andrà tutto bene" alla faccia della sfiga che porta 'sta frase.

martedì 18 ottobre 2011

... dente per dente...



Un volto senza tratti caratteristici è come un libro di cui non si può citar nulla.
Joseph Joubert, Pensieri, 1838 (postumo)




DiastemaSpazio esistente fra due denti, che il più delle volte sono gli incisivi centrali superiori e/o inferiori. Frequentemente, ma non sempre, si accompagna alla presenza di un frenulo notevolmente spesso. Si tratta di un difetto estetico che può essere corretto con opportuni procedimenti di ortodonzia.

Questa è una delle definizioni che ho trovato sul web.
Da adolescente ho iniziato le cure di ortodonzia per correggere il "difetto estetico". Quando la finestrella si è chiusa e si sarebbe dovuto procedere con un ulteriore intervento per mantenere il risultato raggiunto, ho chiesto che tutto tornasse come prima. Non mi riconoscevo più nell'immagine riflessa dallo specchio e non è una bella sensazione.

Certo i miei lineamenti ne avrebbero guadagnato, il mio viso sarebbe stato sicuramente più elegante... ma io sono così, ho i denti "larghi" (locuzione local per diastema) e anche sporgenti, come Pippo, il personaggio di Walt Disney che per far spiccare Topolino deve recitare la parte dell'amico scemo. 
La gente ti fissa quando sorridi (e io lo faccio spesso), poi si abitua, qualcuno si spinge perfino a trovare il difetto interessante.

La solita storia: difetto rispetto a cosa? A quale presunta perfezione? Siamo una minoranza ad avere questo spazio tra i denti e ciò lo fa considerare un deragliamento dai binari della normalità (?), però una minoranza ha gli occhi azzurri e a molti piacerebbe sfoggiarli...

Sempre con questa idea di dover correggere, sistemare, uniformare, se il problema è solo estetico secondo me intervenire dipende dalla percezione che ne ha l'interessato, diversa è la faccenda se ci sono ripercussioni sulla salute (e temo che prima o poi dovrò cedere anch'io, chiudere la finestrella e domare i miei denti).

Come vedete dalle foto (non so se mi individuate facilmente), sono in buona compagnia, peccato che i miei genitori non abbiano provveduto a incorniciare il mio diastema ispirandosi ai lineamenti dell'una (Ashley Smith) o dell'altra (Vanessa Paradise), effettivamente io poi mi sento più vicina alla Pippi Calzelunghe della TV... e per fortuna non ho mai aspirato a diventar modella ... ma questo è un altro post.
Mi sembra che le foto mostrino due belle donne, io non vedo difetti, non direi mai a una di loro "fatti sistemare 'sti denti che non ti si può guardare".

Grande soddisfazione quando capita a me d'incontrare la persona sensibile e ben educata che, scandalizzata e talvolta anche leggermente disgustata,  mi indirizza un "fatti sistemare 'sti denti che non ti si può guardare".
Certo, ribadisco, non somiglio a queste due bellezze ma anche l'interlocutore/trice non è che solitamente faccia girar la testa per strada...
La faccenda a questo punto diventa, per me, una rara opportunità di mettere in campo i residui della feconda fantasia che mi contraddistingueva nell'infanzia ( per mio marito, che coglie lo scintillio nei miei occhi, quando rispondo a domande insolenti, qualunque esse siano, scatta invece un minuto di puro terrore ).

Ultima risposta a  "fatti sistemare 'sti denti che non ti si può guardare", in ordine temporale, accompagnata da uno dei miei sorrisi più sfacciati, è stata la seguente:  ho chiesto io al dentista di modificare il mio sorriso nel modo in cui attualmente appare perché avevo bisogno di un difetto che evitasse alla mia perfezione di rendermi irrimediabilmente noiosa allo sguardo altrui. Se vuoi ti do il numero del dottore, è un professionista insuperabile. 

Solitamente l'altro/a, immune all'ironia, alla mia risposta surreale rimane in silenzio, disorientato e comunque della sua idea, mentre io continuo a sorridere soddisfatta e a... denti larghi!

sabato 15 ottobre 2011

per tirare la cinghia dovrei prima riuscire a comprarne una

Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti.
Ettore Petrolini

Settimana complicata, per fortuna si è quasi conclusa.
Ho anche gli strascichi di una sorta di congiuntivite che ha limitato le mie attività preferite, compresa quella di scrivere sul blog...
Limitato ma non impedito, sono molto soddisfatta qualitativamente della "piega" che sta prendendo uno dei miei lavori in cantiere... sarà che a me le difficoltà  ispirano.

Non vi annoio con le peripezie nelle quali siamo rimasti coinvolti, sono certa che ne sapete quanto me.
Vado direttamente alle conclusione tratta dal superamento di una di queste avventure metropolitane: ho capito, concretamente, cos'è 'sta famigerata "crisi". 

Odio lo shopping (lo so... pare assurdo), mi annoio da morire a scegliere vestiti e scarpe, preferisco cartolerie, ferramenta e mercatini di tutti i tipi.
Comunque, costretta dalla necessità, ieri ho intrapreso la ricerca di una semplice maglietta bianca a maniche corte per bambino, a quanto pare merce rara. 
Non l'ho trovata, ci arrangeremo con quelle che già abbiamo, ma la cosa folle è che non ho trovato... i negozi.

Infatti molti dei negozi dove, fino a giugno scorso, ho acquistato qualcosa hanno lasciato spazio ad altri esercizi commerciali, tra cui particolarmente presente la tipologia "Compro oro" (!). Ho girovagato anche un po' disorientata dalla situazione, poi ho notato una costante che mi ha lasciata perplessa.

I locali che prima accoglievano catene di abbigliamento a costi democratici adesso ospitano, o si preparano a ricevere, grandi firme dai costi proibitivi. Con una canottiera di seta copri l'anticipo per la macchina nuova!
E mentre da Zara ci aggiravamo le solite quattro casalinghe con le fronti corrugate dallo sforzo di calcolare, dopo una complicata raccolta dati, quale capo (scontato) potesse meglio rappresentare il perfetto equilibrio qualità/prezzo, questi saloni del lusso, ricettacolo del superfluo, erano relativamente pieni di gente che acquistava, pagava e sorrideva!

domenica 9 ottobre 2011

e io che pensavo fosse tutta colpa della pizza!


Quest'anno, dopo uno scientifico monitoraggio del mio peso per comprenderne il mistero della lievitazione a dispetto di un'alimentazione equilibrata e moderata nelle quantità, ho scoperto che prendo un chilo per ogni pizza che mangio e (orrore) per disfarmene impiego più di 7 giorni!

Ridimensionato il consumo della pizza, non senza fatica, rimango in attesa del miracolo: indossare di nuovo la 44, non immaginate quanto aumenti la scelta dei vestiti rispetto alla taglia 48/50 e quanto si risparmi...
Certo l'inspiegabile aumento di peso si è arrestato, ma non vedo i risultati sperati... ma come... ho rinunciato alla pizza!

Mio marito l'altro giorno ridendo mi legge un articolo* (pseudo?)scientifico dove si attribuisce parte della responsabilità dell'aumento di peso a shampoo e detergenti.
Quindi no a pizza e shampoo quotidiano. 

E non finisce qui. Ieri la mia attenzione è stata catturata da un programma su Sky dove un personal trainer sottolineava l'eventualità molto probabile che l'obesità sia agevolata dalla vita stressante e dalla tendenza alle... lacrime.
Non vi so riportare con precisione quale meccanismo inneschi nell'organismo il pianto, interferisce con l'insulina, si tirava in ballo il cortisone: pare che il corpo attivi uno "stato d'emergenza"  che lo induce a trattenere i grassi... boh!
La faccenda si complica: no a pizza, shampoo, lacrime, intemperanze. 

Tirando le somme ho ben poche speranze di dimagrire: da quando avevo 18 anni lavo i capelli tutti i giorni,  i motivi di stress, che oggettivamente mancano, li trovo io per mia natura e mi commuovo perfino quando finisco un libro perché devo dire addio ai personaggi ai quali, durante la lettura, mi sono affezionata come fossero reali.

Mentre rifletto se sia preferibile rimanere una taglia 48 con i capelli in ordine e il mio temperamento passionale oppure, anche se un po' sciatta e flemmatica, ritornare una 44 ... quasi quasi mi vien voglia di una bella pizza!


* se vuoi leggere l'articolo fai clic qui

lunedì 3 ottobre 2011

ma il cielo è sempre più blu...


La bellezza delle cose esiste nella mente che le contempla.
David HumeSaggi, 1741/42


Finalmente l'autunno, unica stagione in cui recupero la più profonda radice di me stessa.

Tempo in cui pianto i semi dei miei pensieri e accudisco i germogli dei tanti progetti, tempo in cui, fin dall'inizio dei miei giorni, la vita mi rinnova le sue promesse: l'aria diventa fresca e leggera, il cielo si ammorbidisce di nuvole gonfie e i colori della natura mi riempiono di speranza.
Sono questi i mesi in cui il mio corpo e il mio spirito, deposte le armi, si incontrano in un'armonia feconda. 
I fastidi e le insofferenze dell'uno non interferiscono con le intemperanze dell'altro.

Da bambina, quando tutti amavano la primavera o l'estate, io, già un po' decadente, aspettavo l'autunno. 
La campagna dei nonni si rivelava nella sua veste più elegante, il mistero contorto delle foglie cadute nel viale di casa o in strada era per me, per la mia vista, per le mie mani, un richiamo irresistibile...
E così ho deciso: da grande non rinuncerò a questa pienezza, userò i colori, le forme, le parole perché tutti la possano vedere.     

Ancora oggi è questo il momento dell'anno in cui mi si rivela la bellezza, assoluta e indescrivibile.  
Tutto si placa pur mantenendo vigore e vitalità, la luce si stempera, le sfumature sgargianti e rumorose dell'estate lasciano il posto all'intensità di toni più maturi, affidabili. 
I colori li respiro, mi riempio il cuore di bruni caldi e crepitanti, l'ocra mi scorre nelle vene, il verde si prende cura di me, il blu mi accoglie e mi placa. 

Non so se avete mai prestato attenzione ai cieli di ottobre, alla loro potente mobilità, alla barocca dialettica tra celeste e bianco. Cieli in cui le evoluzioni delle nuvole ti regalano ancora mutevoli forme da individuare: un pesce, un elefante, un pomeriggio di tanti anni fa...
Mi ricordano, le nuvole, quando mia nonna esponeva al sole la lana dei cuscini e dei materassi di allora, ed è un' immagine che adoro riattivare.  

E io torno a credere che tutto sia possibile su questa terra, che niente si sia irrimediabilmente consumato ma, semplicemente, ha cambiato forma; mi consolo, in fin dei conti non ho perduto l'amore delle persone che il tempo mi ha sottratto... e allora con gli occhi del ricordo riaccendo i loro sorrisi, sono sempre là.

Ogni autunno io torno a me stessa, faccio un bilancio, raccolgo e poi guardo avanti.
Quest'autunno, se mi osservo, colgo di nuovo il sorriso di tanti anni addietro, le guance arrossate per le corse in mezzo ai campi e l'entusiasmo per i giorni che verranno.
Ho mantenuto la promessa che mi son fatta quel giorno lontano, ho recuperato il mio sentimento di pienezza;  la piantina della mia esistenza non poteva sopravvivere in quel vaso sulla scrivania, sotto un neon ottuso e sprezzante. 

Adesso il seme dei miei giorni si fa largo tra il marrone della terra screpolata, aspirando all'azzurro terso del cielo e userò forme, colori e parole di cui sono capace perché la bellezza sia visibile a tutti.